Le fonti primarie e secondarie della SeptemCustodie

Basilarda a 1 filo, fine XIV sec. - Collezione privata
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Ultima

“Musisen” – Pezzi di maglia di ferro cuciti sulle giunture

Limburg an der Lahn, Assia, Germania (vedi voce di Wikipedia).

Seconda metà del XIV secolo.

La Cronaca di Limburg è un testo scritto da Tilemann Elhen von Wolfhagen (1347? – † tra il 1402 al 1406). Al suo interno è contenuto un brano particolarmente interessante per chi desideri ricostruire gli abiti militari di un uomo d’arme di questo periodo. Riporto qui delle immagini delle versioni digitalizzate della trascrizione di tale brano:

pag. 46 : 28 Die Limburger Chronik. Hrsg. von Johannes Gensbein. Krieger, Marburg 1828 (versione digitale)

Monumenta Germaniae Historica, Deutsche Chroniken und andere Geschichtsbücher des Mittelalters 4,1: Die Limburger Chronik des Tilemann Elhen von Wolfhagen. Herausgegeben von Arthur Wyss. Hannover 1883 (versione digitale)

Tale brano può essere trascritto e tradotto in tale maniera:

[...] die Unterwämse hatten enge Armen unde in dem Gewerbe [alternativa: Gelenk] waren si benehet unde behaft mit Stucken von Panzern, daz nante man Musisen [alternativa: Mauseisen].

[...] L’abito portato sotto avrà una stretta manica, e nell’articolazione tu cucirai e fisserai con il filo in pezzi l’armatura di maglia. Questo è chiamato un “Mauseisen”.

Le parole importanti qui sono molteplici.

Unterwämse: letteralmente il “farsetto portato sotto”;

enge Armen: o Ärmel, stretta manica;

Gewerbe: o Gelenk, è la giuntura, qui pare intendersi specificamente il gomito;

benehet unde behaft: cucito e fissato con il filo. Il rafforzativo e la terminologia sartoriale qui fa capire che era ben assicurato, non semplicemente legato con un laccio. Qui la maglia è trattata come un tessuto su tessuto;

Stucken: pezzi separati;

Panzer: nel medioevo si usava questo termine (in tante varianti, ad esempio pansier o panser) specificamente per indicare le armature di maglia di ferro. Gli altri tipi di armatura sarebbero stati Brust, o Platte o l’armatura di per sè veniva chiamata Rustung o anche talvolta (il discorso è complesso) Harnisch;

Musisen: o Mauseisen? La parola rende perplessi. Se fosse Maus, potrebbe essere tradotta con “Topo di ferro”, il che la renderebbe un po’ comica. Ma dopo tutto Hundgugeln, muso di cane, era la parola con cui si definivano gli elmi con tale forma caratteristica.

Conclusioni: è una buona testimonianza della presenza di sezioni di armatura di maglia di ferro cucita su abiti appositi sulle giunture, generalmente quindi in punti lasciati scoperti da un’armatura portata come strato superiore. Questo indica due fatti: il primo è la presenza di un abito molto aderente e poco ingombrante (tipico della moda del periodo), qui reso “specializzato” in maniera semipermanente nella sua funzione di giubba d’armare; il secondo è l’assenza di una cotta di maglia completa, per lo meno priva delle maniche, sostituite probabilmente da  braccia in piastre di metallo. Questa soluzione è molto comune nel secolo successivo, ma è interessante notare delle testimonianze del suo utilizzo anche negli ultimi decenni del 1300.

Basilarda

Verona, Italia

metà XIV sec.

Museo di Castelvecchio, sala d’armi

Reperto attualmente conservato nella sala d’armi del museo di Castelvecchio a Verona, il manufatto ha una forma riconoscibile anche nell’iconografia coeva ed essendo perfettamente conservato permette di apprezzare la geometria e le dimensioni della lama.

Friuli, Italia

fine XIV sec.

Inedito, appartiene ad una collezione privata.

Peculiare l’asimmetria della lama nella quale risulta un solo lato affilato .

Londra, Inghilterra

fine XIV sec.

Museum of London archives.

Reperto trovato negli scavi del Tamigi conferma la varietà di forme e dimensioni dei reperti analoghi conservati e reperiti in tutta Europa.

Puntalino

North Yorkshire, Inghilterra

ca. 1300

McIntosh, F (2009) DUR-701787 A MEDIEVAL DRESS COMPONENT Webpage available at: http://www.finds.org.uk/database/artefacts/record/id/265060 [Accessed: 04/set/2010 10.39.12]

Terminale per lacci in lega di rame risalente al medioevo. Realizzato a partire da una sottile lamiera in lega di rame e piegata a formare un cilindro i cui bordi si sovrappongono leggermente, si rastrema ad una estremità sebbene sia aperto da entrambe le parti.

Lanterna

Francia

ca. 1380

L’arresto di Cristo, Très Belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry, BNF Nouvelle acquisition latine 3093, fol. 181

Nella miniatura si nota una lanterna in legno con lo schermo aperto, fatto probabilmente di carta cerata o tendine, inastata su un bastone a “Y”. Sono presenti armi inastate, una basilarda, un brocchiere alla cinta, un farsetto bipartito giallo e blu, un falcione, una cinta decorata, un ucco con liripipa lunga sino al polpaccio almeno due o tre tipologie di elmi.

Smithfield, Inghilterra

Metà XIV sec.

Reperto conservato al museo di londra

Il reperto è costituito da una lega di rame (presumibilmente ottone) alta 21,5 cm, dotata di fori d’areazione sulla sommità conica e un anello per essere appesa. Presumibilmente aveva uno schermo in corno traslucido.

Ceramiche

Aquileia, Italia

XIV-XV Sec.

Cammarosano Paolo e Messina Michela, Medioevo a Trieste, Istituzioni, arte, società nel trecento, Silvana editrice, 2008

Queste ceramiche fanno parte della collezione Sartorio la quale comprende le così dette “ceramiche patriarchine”. Questa denominazione suggerisce una provenienza aquileiese. Questi manufatti sono un esempio del tipo di vasellame presente nel territorio del Friuli Venezia Giulia che sicuramente veniva usato anche a Trieste nei secoli XIV-XV.

Citando dal catalogo della mostra Marzia Vidulli Torlo (I Sartorio 1999, pag 91 cat. 35)

Caratteristiche le brocche a sviluppo verticale dal corpo biconico o arrotondato con fondo piatto e bocca larga trilobata. Lo smalto ricopre la maggior parte della parete risparmiando la zona inferiore del vaso, ricoperta da semplice vetrina che si estende anche a tutta la superficie interna; poco curati i disegni in verde ramina e bruno manganese. Contemporanea alla produzione della ceramica graffita, più comune per forme aperte come scodelle e piatti.

Tenda a cono

Francia

1240-1250

La Chanson de Roland, British Library Ms Lansdowne 782 f.34v

Il libro è la “Chanson d’Aspremont” ovvero una versione della Leggenda di Rolando.

In questa miniatura si può riconoscere chiaramente una tenda a cono con un palo centrale  il quale termina con una piccola sfera sormontata da un tronco di cono rovesciato. Il perimetro è fissato con picchetti a forma di “J”. Tre uomini stanno montando la tenda: uno tiene il palo centrale, uno issa una fune fissata alla sommità del palo ed uno pianta i picchetti per mezzo di un martello.

Armature in cuoio

Inghilterra e Francia

1200 – 1350

Charles Ffoulkes, The armourer and his craft from the XIth to the XVIth Century, Dover publications inc., New york 1988. p. 100

1278. Roll of Purchases for the Tournament at Winsor Park

De Milion le Cuireur xxxviij quiret: p’c pec iij s.

Itm. ij Crest & j Blazon & una galea cor & j ensis de Balon

de Rob’o Brunnler xxxviij galee de cor p’c galee xiv.

Tra questi acquisti non vi sono menzionate armature metalliche e le armi sono in osso di balena, un materiale che veniva impiegato anche per i guanti, come riportano le descrizioni di Froissart degli equipaggiamenti delle truppe di Filippo von Artevelde nella battaglia di Rosebecque nel 1382.

Sempre Ffoulkes riporta:

1345. Les Livres de Competes des Freres Bonis, I. 174, Forestie.

Item deu per un brasolt. . . de cuer negre.

1351. Ordonnnances du roi Jean IV, 69.

Ordenons que l’arbalestrier . . . sera arme de plates . . . et de harnois de bras de fer et de cuir.

1350. Rime of Sir Thopas, Chaucer.

His jambeux were of curebully.

Anche queste sono testimonianze documentarie di come venissero impiegati arnesi, o parti di essi, in cuoio a seconda delle esigenze di praticità o di costo.

 

Venezia, Italia

1339

Maria Giuseppina Muzzarelli, Guardaroba medievale vesti e società dal XIII al XVI secolo, il mulino, Bologna 2008, pp. 44-45

Il testo riporta e cita da P. Molmenti, La storia di Venezia nella Vita privata, 3 voll., Trieste 1973, vol I, Appendice, Documento VI, pp.513-515

L’ 11 agosto 1341 viene stilato l’inventario dei beni di Francesco Dandolo Doge di Venezia morto nel 1339.

“…L’inventario censisce poi una ventina di corazze con complementi… All’epoca le armature erano parte in metallo e parte in cuoio…”

Francia

3 dicembre 1368 – 21 ottobre 1422

Inventario dei beni di Re Carlo VI Valois di Francia

253. item, un viez harnois de cuir, couvert de veloux asuré seiné de fleurs de liz pourfilées de trèsmenues perles. C’est assavoir bracelès et avantbras, fréves et une paire de gantelés, et un autre non pareil.

254. Item, un autre harnois de cuir, sans bacinet, couvert de satin, armoyè des armes de Navarre et d’Evreux de broderie, garpy tout de leton dorè et plates d’acier couvertes des dictes armes.

255. Item, un autre harnois de cuir, sanz bacinet et gantelez, couvert de drap d’or sur champ azurè, et sont les cuisses de mailles.

Tavolo

Irnham, Lincolnshire, Inghilterra

ca. 1325 – 1335

Luttrell Psalter, British Library, Add. MS 42130

La tavola imbandita è appoggiata su dei cavalletti. Si possono notare piatti di varia foggia la maggior parte dei quali in legno sulla base del colore dei cucchiai. E ancora coltelli, i commensali che mangiano con le mani, alcune uova in un piatto, un recipiente con coperchio probabilmente in ceramica.

Picche

Padova, Italia

ca. 1380

Altichiero da Zevio, L’esecuzione di San Giorgio, Oratorio di San Giorgio

Nell’affresco si possono notare degli armati dotati di un’arma in asta di notevole lunghezza che termina con delle punte lanceolate. Facendo le debite proporzioni le picche hanno una altezza compresa tra i tre ed i quattro metri.

Padova, Italia

1376-79

Altichiero da Zevio, Crocifissione,  Basilica di S. Antonio

Nell’affresco si nota nella folla l’impiego di armi in asta che svettano sopra le teste dei soldati che le portano qui le picche sembrano essere più corte ma con lunghezze tra i due metri e mezzo e i tre metri.

dova, Basilica di S. Antonio;
Altichiero da Zevio;
Crocifissione (particolare)(1376-79)
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